Costruire il ponte verso l’Altro
L’antropologia offre ponti dove altrimenti vi sarebbero muri.
È questo che ho capito avvicinandomi a questa disciplina.
E, amante delle storie buoniste quale sono, non potevo non innamorarmene.
Non è sempre stato così però.
L’antropologia nasce infatti in un contesto storico, quello coloniale, tutt’altro che neutrale, in cui veniva utilizzata anche come strumento di controllo.
Col tempo, però, il suo ruolo si è trasformato.
Nell’epoca contemporanea, e soprattutto con l’avvento della globalizzazione, l’antropologia si rivela più che mai una disciplina capace di creare le basi per il dialogo interculturale.
Ed è di questa antropologia che mi sono innamorata.
L’antropologia offre nuove mappe interpretative attraverso cui guardare il mondo che abitiamo ogni giorno e ti insegna a riconoscere che ciò che definiamo “normale” è, in realtà, una costruzione culturale.
Una costruzione che cambia profondamente a seconda del contesto in cui siamo immersi.
Come deostruire muri: Noi e l’Altro
Viviamo in un’epoca in cui culture diverse si incontrano e si amalgano con un’intensità mai vista prima.
Per questa ragione, capire l’Altro diventa essenziale per creare un futuro sostenibile in cui la globalizzazione non toglie ma aggiunge; e in cui il locale ha modo di affermarsi e reinventarsi.
Ma prima bisogna capire chi è davvero l’Altro.
Dipende da chi sta guardando, ma molto spesso lo facciamo coincidere con il diverso: l’estraneo e il pericoloso.
Tuttavia, questo senso di pericolo che gli affibbiamo nasce da una mancanza di comprensione.
I muri e i conflitti si generano infatti, nel momento in cui la comprensione reciproca viene meno; perché come si fa a comunicare se non si è disposti a comprendersi? Se non si è aperti al diverso, consapevoli che anche noi siamo l’estraneo che vediamo nell’altro?
Con l’aumento della mobilità umana e della diversità culturale, l’antropologia non è più solo una scienza del passato, ma uno strumento prezioso per leggere il presente.
Ci aiuta a interpretare il comportamento umano, a comprendere le differenze e a progettare con empatia verso l’Altro.
Per questa ragione, ti invito a iniziare a osservarti con più attenzione: non solo intorno, ma anche il tipo di credenze che hai dentro.
Per esempio:
Ti è mai capitato di viaggiare e scoprire che qualcosa che reputavi normale, in un altro paese non lo è affatto?
In questi casi hai solo bisogno di una mappa per leggere quella cultura (e la tua).
E per farlo puoi partire proprio dall’antropologia e da questo blog.